Da Bergamo a Momiano la storia dei conti Rota

La conferenza del dott. Nicola Gregoretti del 17 febbraio 2017

(°) “L’origine ed evoluzione genealogica della famiglia dei conti Rota da Bergamo a Momiano” è il titolo della conferenza tenuta dal dott. Nicola Gregoretti, discendente dei Rota di Momiano, in occasione del terzo ciclo di conferenze dedicate al Castello Rota, organizzate dall’Università Popolare Aperta di Buie e finanziate dalla Regione Istriana.

Gli onori di casa fatti da Tanja Šuflaj, curatrice del Museo etnografico dell’UPA di Buie, sono andati al numeroso pubblico ma in particolare alla vicepresidente della Regione Istriana, Giuseppina Rajko, all’assessore alla cultura per la Regione Istriana, Vladimir Torbica, alla soprintendente dei beni culturali per la Regione Istriana, Lorella Limoncin Toth, al sindaco della Città di Buie, Edi Andreašić e al vicesindaco Arijana Brajko. Durante l’incontro si sono analizzati l’origine del cognome Rota, la sua evoluzione territoriale attraverso i secoli dal punto di vista genealogico e le cause che hanno determinato l’emigrazione dei Rota dalla loro culla d’origine, che è il Bergamasco, per poi arrivare in Istria, prima a Pirano e poi a Momiano.

La leggenda e la storia

La leggenda vuole che il primo Rota sia stato un cavaliere Longobardo, arrivato a Milano verso la fine del quarto secolo per offrire i suoi servigi al Vescovo Ambrogio e che da questo cavaliere provengano tutti i cognomi similari: Rotarius, Rotario, Rotari, Rotta o Rota, Rot o Roth, e tante altre realtà provenienti da un unico capostipite. Le cronache dell’alto medioevo confermano che già nel IX secolo era molto diffuso in Lombardia, soprattutto nelle province di Milano, Cremona, Pavia, Brescia, ma in particolar modo nel bergamasco ove, essendosi insediato profondamente, ha dato anche vita a dei toponimi. Due sono le origini del cognome Rota proposte dagli studiosi: longobarda oppure latina.

L’origine longobarda prevede che il cognome Rota derivi dalla parola longobarda Rotar, che a sua volta deriva dalla

congiunzione di due parole: Rot, che sta per rosso, e Ar, che sta per capello, “rosso di pelo”. Secondo altri, invece, ha origini latine, deriva da Ruota. “Ho visionato circa 120 segni araldici di famiglie con il cognome Rota. E la ruota è sempre presente”, ha raccontato Gregoretti.

Il Villaggio della Pianca, borgo rurale situato a 850 metri d’altezza, in provincia di Bergamo, è la culla d’origine degli antenati dei conti Rota di Momiano.

Il castello di Momiano.

Le prime tracce dei Rota

Gregoretti racconta: “Ho scoperto poi, in un albo dei notai e della Serenissima, depositato nell’archivio di stato a Milano, che la chiesa del Villaggio della Pianca chiamata Chiesa di Sant’Antonio Abate, è una chiesa secentesca ed è stata costruita dove in origine ce n’era un’altra del Cinquecento, un po’ più piccola, ma prima di questa era stata costruita una cappella. Di questa cappella si parla per la prima volta in un documento notarile, un documento stilato da un notaio stipendiato dal Villaggio della Pianca, Pietro Rota Negroni”.

L’arrivo in Istria

Il pubblico in sala.

Le vicende politiche, le guerre e le pestilenze furono i fattori fondamentali che spinsero Simone Rota a trasferirsi in Istria e abbandonare la terra natale. Nel 1548 acquisisce il castello di Momiano per 5.555 ducati d’oro dai Raunicher, feudatari uscenti. Con l’acquisto del maniero e del feudo, assunse il titolo di Simone I conte Rota di Momiano, rilevando dai Raunicher i poteri giurisdizionali, unitamente ai titoli nobiliari trasmessi dai predecessori. Qui, attraverso i secoli, la dinastia Rota si evolse con diverse diramazioni che si insediarono in molte città dell’Istria e i cui discendenti sono ancora oggi presenti. Il motivo che portò i Rota a migrare in Istria va ricercato nel desiderio di porsi sotto la protezione della Serenissima, perché l’appoggio da loro dato a Venezia durante il conflitto contro il Sacro Romano Impero li esponeva nel Bergamasco all’ostilità del duca di Milano. In un primo momento, nel 1540, Simone si stabilì a Pirano e qui attese il momento propizio per consolidare la sua posizione. Era vedovo di una veneziana (figlia di Antonio della Mora) e portò con sé i due figli: Orazio il primogenito, nato nel 1528 e Giovanni o Zuanne, nato nel 1531. A Pirano sposò Adriana Veniera, nobile veneziana nativa di questa città, dalla quale ebbe altri due figli maschi, Girolamo e Valerio, che daranno origine ad altri rami dei nobili Rota. Una consuetudine di quei tempi era che tutti i beni di una famiglia passassero sempre al primogenito maschio. Quindi Girolamo e Valerio non avrebbero avuto alcuna possibilità di avere un ruolo guida nella genealogia, per cui, dopo avere raggiunto la maggiore età a Momiano, si trasferirono in Veneto. Valerio diventò professore di lettere a Padova. Girolamo, dopo un po’ di tempo ritornò in Istria, ma andò a vivere a Pola, e diede vita al ramo dei Conti Rota di origine momianese, stabiliti in quella città. Nel 1945 nell’anagrafe di Pola erano registrate ben otto famiglie con il cognome Rota di cui sei sicuramente collegate con la vecchia stirpe momianese.

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(*) Articolo di Erika Barnaba, pubblicato nell’edizione online de La Voce del Popolo il 20 febbraio 2017.

Un incontro che ha incantato il pubblico e che ha suscitato varie domande dai numerosi storici presenti in sala.

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