I conti Rota nella storia di Momiano

Conferenza di Denis Visintin, venerdì 20 gennaio 2017 (*)

Denis Visintin

In fase di realizzazione quindi il desiderio dei discendenti Rota di creare un appuntamento fisso con temi che contribuiscano a diffondere la conoscenza delle nostre tradizioni. Attraverso questi incontri gratuiti, organizzati dall’Università Popolare Aperta di Buie, finanziati dall’Assessorato alla Cultura della Regione Istriana e supportati dalla Città di Buie, vengono svelate storie, avvenimenti e curiosità del passato e si scopre nuovamente che il Castello è uno scrigno pieno di ricchezze.È stato il dott. Denis Visintin a inaugurare il terzo ciclo di conferenze “Il castello Rota a Momiano”, promosso dal sodalizio locale. Il tema trattato è stato “I conti Rota e Momiano“. Quindi è stato Visintin a svelare nuovi segreti per non dimenticare le nostre radici e la nostra storia. Gli onori di casa li ha fatti l’archeologa buiese Tanja Suflaj, curatrice del Museo etnografico dell’Università Popolare di Buie, ringraziando particolarmente la Regione Istriana per il supporto finanziario dato a questo progetto. Presenti anche Giuseppina Rajko, vicepresidente della Regione Istriana, Vladimir Torbica, assessore alla cultura, Lorella Limoncin Toth, soprintendente regionale ai beni culturali, Rino Cigui del Centro ricerche storiche di Rovigno e Danijela Batoš Lazar in rappresentanza della Città di Buie.

I conti e i sudditi 

“Questa conferenza la voglio dedicare a Enea Marin, studioso momianese venuto a mancare nel 1999, che mi ha aiutato molto nella ricerca su Momiano, consegnandomi molti appunti; e grazie al nipote ho anche il permesso di accesso al suo archivio” ha esordito Visintin. Enea si è battuto fortemente per il restauro della Comunità degli Italiani di Momiano, quindi tenendo le conferenze in questa sede mi sembra corretto ricordarlo dedicandogli questo incontro”.

Dal 1548 alla metà del XIX secolo, Momiano, il suo Castello e il suo territorio erano in proprietà feudale dei conti Rota, originari del Bergamasco. Nella sua gestione si susseguirono 11 generazioni, che diedero un contributo allo sviluppo sociale e culturale dell’area. 

Sottolineati alcuni tratti salienti della loro presenza a Momiano e in Istria nel corso di tre secoli, che si conclusero con la cessazione degli oneri feudali. Da ricordare che il Castello Rota a Momiano venne menzionato già nel 1035 in un atto di donazione dell’imperatore tedesco. Durante i secoli la costruzione venne modificata e ampliata, sino a diventare uno dei castelli nobiliari più importanti e ricchi del territorio. Nella prima metà del XIX secolo, la famiglia dei conti Rota lasciò il castello, ormai in stato di degrado. Abbandonato alle intemperie e alla devastazione, anche se in gran parte crollato, ancora oggi si erge fieramente su un plateau roccioso alto 10 metri.

Ben definite anche le origini del ramo di Simone Rota, ipoteticamente longobarde (Rotari). Originario da Pianca, frazione di S. Giovanni Bianco in provincia di Bergamo, i suoi rami familiari furono di Milano, Bergamo, Asti, Brescia, Cremona, Venezia, Napoli, Friuli, Francia ed erano cavalieri, conti, capitani, magistrati. Orsino, padre di Simone, era stato nominato conte da Federico III. Morto nel 1570, dispose nel suo lascito testamentario ai momianesi la tassa su case, orti e postisie annuali.

Gli obblighi

Moltissimi erano così gli obblighi dei sudditi verso i Conti. A Momiano 5 coplenici (1 coplenico = 56 kg) annui di frumento, 1 coplenico di biade, 2 orne di vino (1 orna = 56 l), lire 300 da piccoli per i masi soggetti. A Rabotte 1 soma di legna da ardere per Natale, varie prestazioni d’opera per la manutenzione del castello e del torchio. 

A Volovina invece 2 coplenici di frumento e uno di biade; se ne possedevano più di due erano esentati dal versamento. I proprietari di animali minuti, caprini compresi, dovevano donare un capo di bestiame per ogni decina di animali posseduti. I proprietari di aratri dovevano lavorare la terra del castellano per tre giorni all’anno, “dando tre aradure per cadaun”, mentre i proprietari di carri dovevano offrire il loro trasporto di biade, legna e sementi. Il mugnaio doveva lavorare gratuitamente le biade del castello.

A Berda si doveva consegnare la decima parte delle granaglie, delle biade, dei legumi e dei vini, un decimo e un trentottesimo di libbra per ogni carico di olio, 4 coplenici di frumento e altrettanti di biade, prestazioni d’opera identiche a quelle dei momianesi. Per ogni manzo in possesso si dovevano versare 4 coplenici di frumento. Si era invece esentati da ciò nel caso se ne possedessero più di due. 

Sorbar doveva versare annualmente ai conti Grisoni di Capodistria la decima su tutti i prodotti granari, sul vino e sugli animali lanuti, nonché la prauda in frumento, avena, pollame, carne porcina e denaro  contante. Merischie ai Gavardo di Capodistria la decima parte di tutti i prodotti del suolo e la prauda (un contributo annuo fisso di frumento, avena, polli, vino, carne suina e denaro contante). Identici i contributi dei villani di Oscurus. A Bercenegla (Verteneglio) i feudatari momianesi incameravano la decima dei frumenti e dei vini.

I Conti si distinsero nel settore civile e militare. Orazio (1595-1658) e Giovanni Paolo (1601-1658) si erano dimostrati eccellenti oratori, mentre Orazio (1738-1824) latinista, calligrafo e ministeriale. Stefano (1824-1916) latinista, grecista e traduttore delle opere in latino di F. Petrarca, storico (“I tre casati di Momiano”) e bibliografo, salvò dalla dispersione i documenti dell’Archivio comunale di Pirano “Cartularium piranense”. Eugenio (1853-1915) venne decorato al valore militare.

Durante la serata Visintin ha fatto girare una carrellata di bellissime foto fatte da Gianfranco Abrami.

Progetti futuri

Il 2017 sarà un anno importante per Momiano, in quanto stanno continuando i lavori di risanamento e di conservazione del castello Rota, iniziati l’autunno scorso grazie ai fondi del Ministero della Cultura della Repubblica di Croazia, della Regione Istriana e della Città di Buie. Questi comprendono l’assestamento della strada d’accesso temporanea al Castello, il risanamento geomeccanico del terreno, del pendio roccioso sottostante il castello e il consolidamento delle rovine.

Negli anni passati si sono svolti interventi di ordinaria manutenzione della zona (pulizia della folta vegetazione circostante), atti alla salvaguardia e alla valorizzazione del Castello. Inoltre è stata preparata la documentazione necessaria per i suddetti lavori. Oggi, dopo un’analisi più accurata delle rocce, una volta fissata l’impalcatura, ripulita la zona dalla vegetazione e riempite le crepe nella roccia, è stato riscontrato che lo stato di stabilità delle rocce naturali è peggiore del previsto. Analizzato lo stato attuale e le soluzioni proposte, sono stati concordati i successivi passi da farsi per il risanamento e la conservazione del Castello momianese.

Un altro avvenimento importante sarà la pubblicazione degli Atti del Convegno Scientifico Internazionale “Momiano e l’Istria: una comunità e una regione dell’Alto Adriatico (storia, arte, diritto, antropologia)”, svoltosi dal 14 al 16 giugno del 2013. Prevista anche la pubblicazione dei “Quaderni momianesi”, che comprenderanno i primi due cicli di conferenze. Il prossimo appuntamento è fissato per il 17 febbraio, data in cui il dott. Nicola Gregoretti tratterà “L’origine e l’evoluzione genealogica della famiglia dei conti Rota, da Bergamo a Momiano”. 

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(*) Articolo di Erika Barnaba, pubblicato nell’edizione on-line “La Voce del Popolo” di lunedì 23 gennaio 2017. Visualizza qui l’originale.